
1988
Quello del 1988 fu un Giro piuttosto sfortunato tra cadute, proteste e maltempo. Questo fece passare in secondo piano la cronaca sportiva. La vittoria fu meritatamente assegnata per la prima volta ad un corridore d’oltre oceano, Hampsten, seguito da Breukink e Zimmerman.
Curiosità
A Borgo Valsugana il Giro sfiorò il dramma: a circa un chilometro dall’arrivo alcuni corridori andarono fuori strada investendo una donna incinta, che fortunatamente riportò solo lievi ferite senza conseguenze per la sua gravidanza.
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1989
Laurent Fignon, già vincitore della Milano-Sanremo nello stesso anno, tornò al Giro. Dalla Sicilia i corridori risalirono verso il nord, dando vita a tanti interessanti episodi e mettendo in luce le doti di scalatore di Luis Herrera e le ambizioni dei giovani Cipollini e Bugno che riuscirono a centrare il loro primo obiettivo al Giro. La corsa si concluse trionfalmente a Firenze con Fignon primo e dietro di lui Giupponi e Hampsten.
Curiosità
Tra le novità da segnalare ci fu il cambio di sponsor per la classifica a punti, dalla Termozeta alla Malerba, l’istituzione di una maglia “azzurra” e la presenza al Giro dei corridori dell’Unione Sovietica che furono inquadrati in una squadra di professionisti di San Marino anche se giuridicamente venivano ancora considerati dilettanti dalle loro autorità.
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1990
La partenza da Bari, con una cronometro che si sviluppava sul lungomare, registrò l’indiscussa superiorità di Gianni Bugno che aveva già iniziato alla grande la sua stagione con la vittoria nella Milano-Sanremo. Bugno portò ininterrottamente la Maglia Rosa da Bari a Milano, eguagliando le imprese ottenute in passato soltanto da Girardengo (1919), Binda (1927) e Merckx (1973). Dietro a Bugno arrivò secondo Mottet e terzo Giovannetti.
Curiosità
Per evitare l’accavallamento con i Campionati Mondiali di Calcio, che oltretutto si disputavano in Italia, il Giro fu anticipato di qualche giorno e accorciato di due tappe. Nella tappa di Aprica si affrontò per la prima volta il Mortirolo che fu subito giudicato durissimo, anche se scalato dal versante di Monno. Il Giro ritornò a Milano per il suo epilogo con un circuito intorno al Parco Sempione con arrivo dinanzi al Castello Sforzesco.
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1991
Il Giro, dopo la fugace apparizione del 1961, ritornò in Sardegna fissando la partenza da Olbia. Nella 6° tappa Sorrento-Scanno, Chioccioli s’impossessò definitivamente della Maglia Rosa. Dopo essersi brillantemente difeso sul Monviso e al Sestriere, si rese protagonista della più bella scalata del Mortirolo. Staccò tutti a metà salita, proseguì da solo sull’Aprica e sul Santa Cristina e, dopo cinquanta chilometri di fuga, vinse una delle tappe più emozionanti del Giro. Dietro di lui a Milano sul podio arrivarono Chiappucci e Lelli.
Curiosità
La chiusura del Passo dello Stelvio per pericolo di valanghe, programmato nella Tirano-Selva Valgardena, costrinse gli organizzatori ad una modifica di percorso con l’inserimento di Tonale e Palade. Il giorno successivo venne comunicata l’intransitabilità del Passo di San Pellegrino per una frana. La tappa vene deviata verso il Fedaia, consentendo il doppio passaggio del Pordoi.
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1992
Rappresentanti di ventitré nazioni si affrontarono con grande impegno, anche se fin dalla terza tappa lo spagnolo Indurain controllò a piacimento la corsa. Le tappe pianeggianti videro emozionanti duelli tra i velocisti, tra i quali si distinsero Bontempi e Cipollini, quest’ultimo conquistò anche meritatamente la Maglia Ciclamino. L’epilogo a Milano mise in risalto le doti di cronoman di Indurain che conquistò il Giro seguito da Chiappucci e poi da Chioccioli.
Curiosità
Nella cronometro finale Indurain inflisse agli avversari pesanti distacchi. Addirittura proprio nel finale, raggiunse Chiappucci partito con tre minuti di anticipo. Ci fu una defezione di rilievo, piuttosto criticata dalla stampa non solo italiana, quella del campione del Mondo Gianni Bugno che preferì concentrare i suoi programmi sul Tour de France.
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1993
La partenza venne data per la prima volta dall’Isola d’Elba, che aveva già visto una veloce presenza del Giro nel 1980. All’inizio la corsa fu dominata dagli uomini della Mecair con Argentin in prima fila, ma dopo la cronometro di Senigallia, controllata attentamente da Indurain, lo stesso compì un’impresa spettacolare nella cronometro Pinerolo – Sestriere, mettendo il definitivo sigillo alla corsa e bissando il successo dell’anno precedente. Dietro di lui Ugrumov arrivò secondo e Chiappucci terzo.
Curiosità
Per la prima volta dopo il 1954, la RAI non fu presente e venne sostituita dalla RTI di Silvio Berlusconi che affidò a Italia1 la programmazione dell’evento. L’impulso dato da RTI fu notevole e segnò una svolta nell’interpretazione della gara ciclistica dal punto di vista televisivo.
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1994
Per venire incontro alle pressanti richieste pervenute da diverse località estere, il Giro attraversò le frontiere di Slovenia, Austria e Francia. Sul piano atletico due giovani vennero prepotentemente alla ribalta: Eugenj Berzin, eccezionale nella cronometro di Follonica, che finì per vincere il Giro, e Marco Pantani, che soprattutto nella tappa del Mortirolo diede un saggio delle sue eccelse doti di scalatore e arrivò secondo seguito da Indurain.
Curiosità
Tre giorni prima della presentazione ufficiale, il giornale Tuttosport di Torino con uno scoop rivelò il percorso del Giro. Ma la Direzione, in meno di 24 ore, riuscì a modificare il percorso, cambiando una sola sede di tappa ed includendo la cronoscalata del Bocco, poi rivelatosi un grande successo.
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1995
Giro disputato all’insegna della pioggia, del freddo e della neve. Indiscussa fu la superiorità di Toni Rominger che controllò a suo piacimento la corsa, smorzando poi ogni velleità nella crono di Selvino. Nell’ultima tappa di Milano, gli ultimi cinque giri del circuito di Corso Sempione, a causa della pioggia e della strada sdrucciolevole, furono neutralizzati per la classifica generale e corsi soltanto per il risultato di tappa. Il risultato finale vide Rominger primo, seguito da Berzin e Ugrumov.
Curiosità
Nella tappa Mondovì-Briançon, una slavina sul Colle dell’Agnello investì alcune auto del seguito ufficiale e bloccò la sede stradale. La corsa venne fermata a Chianale di Pontechianale per un arrivo di emergenza, dove era già stato fissato il Traguardo Intergiro. La 21° tappa con arrivo a Luino subì una variante di percorso nella parte finale perché il Sindaco di Brissago Valtravaglia non concesse il nulla osta per il passaggio della corsa.
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1996
Il 1996 fu l’anno del centenario de La Gazzetta dello Sport, concomitante con il centenario olimpico. Atene fu scelta per celebrare i due avvenimenti e dopo 3 tappe attraverso località mitiche della Grecia, i corridori arrivarono in Italia da Brindisi, per proseguire l’ideale tragitto olimpico attraverso località della Magna Grecia fino poi a Losanna. Dopo un inizio dominato dai velocisti, si imposero Tonkov e Olano. Solo nella penultima tappa, con le scalate al Gavia e al Mortirolo, Tonkov riuscì a chiudere la partita e raggiunse Milano da vincitore, seguito da Zaina e Olano.
Curiosità
Ogni tappa fu dedicata ad un grande campione dello sport per ricordare le grandi imprese olimpiche. Scaduto il contratto quadriennale con le reti televisive di Berlusconi, ripresero le trattative con la RAI, ma ancora una volta non andarono a buon fine e il Giro venne di nuovo trasmesso da RTI.
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1997
Dopo un iniziale dominio di Tonkov, che già al terzo giorno nella cronometro di San Marino aveva conquistato la Maglia Rosa, a Breuil Cervinia Ivan Gotti mise a segno una prepotente azione che lo portò ai vertici della classifica. Strenua fu la sua difesa sul terribile Mortirolo e a nulla valsero gli attacchi degli avversari. A Milano, dove il suo compagno di squadra Cipollini si assicurò la quinta vittoria di tappa e la Maglia Ciclamino, gli fu riconosciuto il merito di una legittima vittoria. Dietro Gotti arrivò Tonkov, seguito a sua volta da Guerini.
Curiosità
Nell’8° tappa, all’inizio della discesa verso Maiori, un gatto attraversò la strada causando la caduta di alcuni corridori, tra cui Pantani che arrivò al traguardo con forte ritardo e fu costretto poi al ritiro. Pochi giorni prima della partenza da Venezia ci fu una protesta eclatante da parte di alcuni esponenti della Lega Nord che si impadronirono del Campanile in Piazza San Marco. Per questo motivo si decise di annullare la cerimonia di presentazione e ci fu scarso afflusso di pubblico alla partenza.
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